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Riduzione volumetrica dell’ernia del disco lombare con chemiodiscolisi O₂–O₃: il commento del dott. Alessio Bernardini

  • Immagine del redattore: mailemtiproduction2
    mailemtiproduction2
  • 3 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min


È una condizione estremamente diffusa, spesso invalidante, e che non sempre risponde ai trattamenti conservativi tradizionali.

Per questo osservo con grande interesse i risultati degli studi sul ruolo della chemiodiscolisi intradiscale con O–O₃, una tecnica mini-invasiva che negli ultimi anni ha mostrato notevoli potenzialità. Lo studio realizzato dal team del Dipartimento di Neuroradiologia dell’Ospedale del Mare di Napoli – composto da A. Negro, F. Somma, C. Sicignano, G. Pace, F. Fasano, V. Piscitelli, O. Vargas, M. Giardiello, G. Taglialatela, insieme ai colleghi dell’Università Federico II M. Tortora, L. Gemini, F. Tortora – aggiunge un tassello importante alla comprensione di questa metodica.


Perché lo studio è importante

L’obiettivo era semplice e concreto: capire quali fattori possono predire la riduzione del volume di un’ernia del disco lombare dopo chemiodiscolisi con O₂–O₃, misurata tramite risonanza magnetica.

Sono stati analizzati 87 pazienti con un totale di 103 ernie lombari, valutate prima e dopo il trattamento. Questo approccio è molto utile perché non si basa solo sul racconto dei sintomi, ma su un dato oggettivo: il volume reale dell’ernia.


Cosa emerge dai risultati

Secondo l’analisi condotta dai colleghi, alcuni parametri pre-trattamento sembrano influire sulla capacità dell’ernia di ridursi dopo la procedura:

  • Maggiore volume iniziale dell’ernia → tende a ridursi di più.


    È un dato interessante: ernie più grandi sembrano “rispondere meglio”.


  • Punteggio EQ-VAS più basso o moderato → si associano a migliori risultati.


    In pratica, quando il dolore percepito non è estremo ma comunque significativo, la risposta al trattamento tende a essere più favorevole.


  • Età più avanzata → correlazione positiva, anche se meno forte.


    Una possibile spiegazione è che nei pazienti più anziani i meccanismi degenerativi del disco possano rendere più efficace l’azione dell’ozono.


Non risultano invece influenti il sesso del paziente o il livello del disco interessato.


Cosa significa nella pratica clinica

Dal mio punto di vista, questi dati confermano ciò che vediamo ogni giorno in ambulatorio:

✔️ La chemiodiscolisi O–O è una procedura sicura e utile, soprattutto nei casi selezionati.✔️ Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo, e poter disporre di indicatori predittivi aiuta a costruire un percorso terapeutico personalizzato.✔️ Il volume iniziale, la gravità percepita dei sintomi e l’età potrebbero diventare strumenti pratici nella valutazione pre-operatoria.


Conclusione

Il lavoro del gruppo di Napoli conferma il valore della chemiodiscolisi O₂–O₃ come alternativa mini-invasiva alla chirurgia tradizionale nei casi selezionati di ernia discale lombare.

Come specialisti, abbiamo il dovere di integrare queste evidenze nella pratica clinica, offrendo ai pazienti un percorso terapeutico moderno, ragionato e personalizzato.



Reference


  • Negro1

    F. Somma1

    C. Sicignano1

    G. Pace1

    F. Fasano1

    V. Piscitelli1

    O. Vargas1

    M. Giardiello1

    G. Taglialatela1

    M. Tortora2

    L. Gemini2

    F. Tortora2

    V. D'Agostino1


     1 Dipartimento di Neuroradiologia Ospedale del Mare; Napoli,


     Italia - Alberto.Negro@hotmail.it


     2 Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate, Università Federico II di Napoli; Napoli, Italia



Commento dell dott. Alessio Bernardini



 
 
 

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Dr. Alessio Bernardini

Medico Chirurgo

Indirizzo

Email: drbernardini@abmedicaltherapy.it
Tel: 3381461713
Via Edgardo Sogno 1

60027 Osimo (AN)

Orari dello studio

Lun. Mer, Gio: 09:00-17:00
Mar: 11:00-19:00
Ven: 09:00-11:00
Solo su appuntamento

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