Microdiscectomia o ozonoterapia per l’ernia del disco lombare?
- mailemtiproduction2
- 17 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Il commento del dott. Alessio Bernardini sui risultati a un anno**
Quando un paziente arriva in studio con un’ernia del disco lombare, la prima domanda è sempre la stessa:“Dottore, cosa devo fare? Meglio operare o posso evitare l’intervento?”
La risposta non è mai immediata, perché dipende da diversi fattori: intensità del dolore, eventuali deficit neurologici, caratteristiche dell’ernia, durata dei sintomi e risposta alle terapie conservative.
Uno studio comparativo molto interessante ha analizzato proprio questo dilemma: confrontare gli esiti, dopo un anno, tra microdiscectomia a cielo aperto (il classico intervento chirurgico mini-invasivo) e iniezione intradiscale di ossigeno-ozono, una tecnica percutanea che utilizzo spesso nella mia pratica clinica per le ernie discali.
Lo studio: due gruppi di pazienti, un follow-up di 12 mesi
Sono stati valutati 120 pazienti con un’ernia monolivello, dolore radicolare almeno 5/10, sintomi da almeno 6 settimane ed età compresa tra 18 e 65 anni.
I gruppi erano perfettamente comparabili e sono stati divisi così:
• 60 pazienti trattati con microdiscectomia
• 60 pazienti trattati con iniezione intradiscale di ozono + infiltrazioni paravertebrali
Entrambi i trattamenti sono stati eseguiti in totale sicurezza: nessuna complicanza significativa è stata riportata in nessuno dei due gruppi.
Come funzionavano i due approcci
1. Iniezione intradiscale di ossigeno-ozono
È stata utilizzata una miscela standardizzata, 10 ml a 35 μg/ml.L’ozono viene introdotto nel disco e poi diffonde verso l’ernia e lo spazio epidurale, riducendo l’infiammazione e disidratando la parte protrusa.
2. Microdiscectomia classica
Eseguita secondo la tecnica microchirurgica di Caspar, rimuove la porzione erniata che comprime il nervo.
Risultati: cosa succede dopo un anno?
Entrambi i trattamenti hanno ottenuto:
• riduzione rapida e significativa del dolore alla gamba
• miglioramento della disabilità (scala Roland-Morris)
• miglioramento della qualità della vita
L’ozono si è dimostrato non inferiore alla microdiscectomia nel miglioramento del dolore radicolare a 6 e 12 mesi.
Ma c’è un dato estremamente rilevante:
👉 L’88% dei pazienti trattati con ozono ha evitato l’intervento chirurgico.
Questo significa che, nella maggior parte dei casi, l’ozonoterapia permette di risolvere il problema senza dover ricorrere alla chirurgia.
Cosa succede quando un trattamento fallisce?
Qui sta la vera differenza.
Se fallisce l’ozonoterapia
Il paziente può sempre sottoporsi a microdiscectomia in un secondo momento, senza modificazioni anatomiche che complicano l’intervento.Non si perde nessuna “chance” terapeutica.
Se fallisce la microdiscectomia
Il quadro diventa più complesso: recidive, cicatrizzazione epidurale, instabilità, dolore persistente.Questi casi possono rientrare nella temuta FBSS — Failed Back Surgery Syndrome, una condizione difficile da trattare e con possibilità terapeutiche più limitate.
Conclusioni del dott. Bernardini
Questo studio conferma ciò che vedo quotidianamente in ambulatorio:
✔️ l’ozonoterapia intradiscale è un’opzione sicura, efficace e mini-invasiva
✔️ può evitare la chirurgia nella maggior parte dei pazienti
✔️ lascia sempre aperta la possibilità dell’intervento, qualora necessario
✔️ ha un profilo di rischio nettamente inferiore rispetto alla chirurgia
La microdiscectomia rimane una tecnica validissima, soprattutto nei casi selezionati con importanti deficit neurologici o ernie espulse che non rispondono ad altre terapie.
Ma per la grande maggioranza dei pazienti la strategia migliore è iniziare con trattamenti conservativi e mini-invasivi, tra cui l’ozono rappresenta oggi uno degli strumenti più affidabili







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